Chiesa di Maria Santissima del Lago, Castel Gandolfo
⛵ Festa della Madonna del Lago
Santa Messa e processione alla Chiesa di Maria Santissima del Lago
📍 Chiesa di Maria Santissima del Lago, Castel Gandolfo
Papa Leone XIV ha presieduto la Santa Messa nella piccola chiesa di Maria Santissima del Lago, sul lago Albano a Castel Gandolfo, per la tradizionale festa della Madonna del Lago, che si celebra ogni anno l’ultimo fine settimana di agosto. Davanti a circa 350 fedeli, e dall’altare dell’edificio consacrato da san Paolo VI il 15 agosto 1977, il Papa ha ricordato i predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II e ha invitato a percorrere «la via della vita», quella dell’amore: «l’odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite». La Messa è stata concelebrata dal vescovo di Albano Vincenzo Viva, dal parroco di San Tommaso da Villanova don Tadeusz Rozmus e da rappresentanti dei Salesiani, nell’anno del centenario della loro presenza a Castel Gandolfo (1926). Al termine, il Pontefice e i fedeli hanno portato in processione il simulacro della Madonna del Lago, prima lungo le strade fino allo stabilimento Tropicana, poi — superato l’arenile — sull’acqua: per la prima volta nella storia un Papa ha preso parte alla processione anche in barca, salendo a bordo del battello «Falco» dell’Associazione Lungolago di Castel Gandolfo, addobbato di fiori gialli e bianchi, insieme alla statua della Vergine. La traversata di circa 25 minuti verso la Giorgio’s Beach, ai piedi del Palazzo Apostolico, è stata accompagnata da una decina di imbarcazioni civili, canoe e dragon boat e da alcune navi delle forze dell’ordine. Sulla spiaggia, mentre il tenore Aurelio Grimaldi e la soprano Elena Kovalova, accompagnati al pianoforte dal maestro Massimiliano Franchina, eseguivano «La Vergine degli angeli» dalla Forza del destino di Verdi e il Panis Angelicus di Franck, il Papa è sceso dal battello tra gli applausi e ha recitato una supplica alla Madonna: «guarda con benevolenza i tuoi figli feriti dalla guerra e incoraggia in tutti il desiderio della pace… Dove cresce l’odio, insegnaci il perdono; dove prevale la paura, ridona la speranza». È l’ultimo impegno pubblico del Pontefice legato al calendario estivo pubblicato dalla Sala Stampa il 30 luglio. L’evento è stato trasmesso in diretta da Vatican Media, Telepace e TV2000.
🎥 Video
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Highlights della Santa Messa nella Chiesa di Maria Santissima del Lago (Vatican News).
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Highlights della processione mariana sul lago presieduta da Papa Leone XIV (Vatican News).
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La diretta integrale della Santa Messa e della processione (Vatican News).
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La recita del Rosario e dell'Angelus al termine della celebrazione serale (Vatican News).
📷 Foto
La Santa Messa nella Chiesa di Maria Santissima del Lago (Vatican Media).
Papa Leone XIV pronuncia l’omelia (Vatican Media).
La processione con il simulacro della Madonna del Lago per le strade di Castel Gandolfo (Vatican Media).
Il battello «Falco» con a bordo il Papa e la statua della Vergine sul lago Albano (Vatican Media).
Papa Leone XIV saluta i fedeli sulla spiaggia del lago al tramonto (Vatican Media).
La locandina della Diocesi di Albano per la Messa di Papa Leone XIV alla Chiesa di Maria Santissima del Lago (29 agosto 2026).
Omelia alla Santa Messa e Processione della Madonna del Lago (Castel Gandolfo)
Cari fratelli e sorelle, sono lieto di celebrare con voi la Festa della Madonna del Lago, come già hanno fatto in passato alcuni miei Predecessori: San Paolo VI, che ha auspicato e sostenuto la costruzione di questa chiesa dedicata a Maria e l’ha consacrata, e San Giovanni Paolo II, che qui ha voluto ricordarne la memoria e rinnovarne il messaggio.
Cari fratelli e sorelle,
sono lieto di celebrare con voi la Festa della Madonna del Lago, come già hanno fatto in passato alcuni miei Predecessori: San Paolo VI, che ha auspicato e sostenuto la costruzione di questa chiesa dedicata a Maria e l’ha consacrata, e San Giovanni Paolo II, che qui ha voluto ricordarne la memoria e rinnovarne il messaggio.
La Liturgia della Parola ci offre testi che ben si armonizzano con questo appuntamento tradizionale.
Nella prima Lettura il profeta Geremia ci parla del suo bisogno irresistibile di corrispondere alla chiamata che ha ricevuto: «Mi hai sedotto, Signore – dice –, e io mi sono lasciato sedurre […]. Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente […]; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo» (Ger 20,7.9). Dio gli ha rivelato di averlo conosciuto e scelto fin dal seno materno (cfr ibid. 1,5), e di amare il suo popolo di amore eterno (cfr ibid. 31,3); gli ha parlato del suo piano di salvezza, e lui non può più tacere. Sente un impulso incontenibile di portare a tutti il suo messaggio, anche se sa che questo comporterà dover dire e fare cose che a molti non piaceranno, incontrare sofferenze e incomprensioni, fino a diventare «oggetto di derisione ogni giorno» (v. 7). Ma l’amore lo spinge ad agire per il bene del suo popolo, senza compromessi, fino alla fine.
È ciò che ci insegna anche Gesù nel Vangelo. Da poco ha sfamato cinquemila uomini con cinque pani e due pesci (cfr Mt 14,15-21), e poi altri quattromila, con sette pani e pochi pesciolini (cfr Mt 15,32-38). Ora, al di là del successo riscosso con quei gesti, spiega ai discepoli il senso Messianico di ciò che ha compiuto: svela loro che dovrà «andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno» (Mt 16,21).
Gesù spiega come, dopo i tanti miracoli compiuti, manifesterà definitivamente la sua gloria: sacrificando liberamente la sua vita (cfr Gv 10,17-18) e offrendo sé stesso sulla croce come pane spezzato. E precisa che lo stesso dovrà fare chiunque voglia continuare la sua missione: «Se qualcuno vuole venire dietro a me – ci dice –, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua» (v. 24).
Gesù rivela, così, che solo l’amore salva. L’amore che Dio ci ha mostrato facendosi uomo, morendo e risorgendo per noi e, in risposta, quello con cui anche noi ci offriamo umilmente a Lui e ai fratelli: nella costanza fedele della carità di ogni giorno come nei gesti più straordinari, fino al martirio, a volte, come accade purtroppo anche oggi a molti cristiani, in varie parti del mondo.
Sant’Agostino diceva che «la gioia del mietitore […] dimostra l'intenzione del seminatore» (Sermo 330, 2), e noi desideriamo fare nostri i suoi sentimenti: con l’aiuto di Dio, vogliamo spargere ovunque nel mondo i semi della sua carità infinita, senza stancarci, senza misura, perché oggi e sempre qualcuno possa gioire raccogliendone i frutti.
Purtroppo non tutti comprendono la bellezza, la bontà e la concretezza di questo sogno del Creatore, anzi molti pensano che sia un’utopia. Porgere l’altra guancia (cfr Mt 5,39) – dicono – è da perdenti, donare di fronte al rifiuto è da ingenui, perdonare senza limiti (cfr Mt 18,21-22) è da deboli. Non c’è da stupirsi. Perfino per Pietro è stato difficile accettare questo modo nuovo e diverso di ragionare (cfr Mt 16,22). Ma Gesù rimane categorico: solo la via dell’amore è la via della vita.
Non illudiamoci. L’odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite. Lo vediamo ogni giorno, dal piccolo del nostro vissuto domestico alla grande scena del mondo. Tutto conferma quello che Gesù ci ha insegnato: «chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 16,25).
Cari fratelli e sorelle, abbiamo tanto bisogno di vita, di speranza, di serenità, di pace, in noi stessi, nelle nostre città, tra i popoli e le nazioni. Per questo, qualunque sia la ferita, qualunque l’offesa, non permettiamo al male di sfigurare la nostra umanità e di corromperci nel cuore! Non conformiamoci alla mentalità del mondo (cfr Rm 12,2). Continuiamo ad amare, a donare, a perdonare, offrendoci «come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio» (v. 1), per preservare e far crescere, in noi e negli altri, la dignità infinita dell’immagine divina che portiamo nell’anima. E non scoraggiamoci se è difficile: la nostra forza è nel Signore, e con il suo aiuto tutto è possibile (cfr Fil 4,13).
Ce lo ricorda anche il rito della processione sul lago, che faremo tra poco. Esso evoca un altro miracolo di Gesù, avvenuto poco prima dei fatti che abbiamo ascoltato, quando il Maestro, sul Lago di Tiberiade, ha raggiunto i discepoli impauriti camminando sulle acque e li ha condotti a riva sedando la tempesta (cfr Mt 8,23-27). Proprio quando erano più spaventati, in balia dei venti contrari, li ha esortati ad avere fede, a pregare, per ritrovare pace e, insieme a Lui, continuare a navigare verso la meta desiderata.
Con questa fede, stasera, partecipiamo all’Eucaristia. Sull’Altare doniamo noi stessi, assieme al pane e al vino. E il Signore unisce le nostre offerte alla sua, le consacra e ce le ridona, trasformate nel suo Corpo e nel suo Sangue, perché le condividiamo, come nutrimento per il cammino. Poi, come i discepoli, lasceremo assieme la riva, recando con noi l’immagine di Maria, nostro modello e guida, per portare lungo le sponde del lago, la benedizione che abbiamo ricevuto.
Sono gesti semplici, con cui rinnoviamo la nostra fiducia in Dio e la nostra devozione filiale alla sua Santissima Madre. E sono tanto più evocativi in quanto resi possibili – come amava ricordare San Paolo VI – dalla premura con cui la piccola comunità che vive qui, custodisce per tutto l’anno questo luogo di pace, perché nei momenti solenni vi si possa riunire tutto il popolo di Dio, proprio come Maria, che ha accolto nel suo grembo e nella casa di Nazareth il Figlio di Dio fatto uomo, perché a tutti potesse giungere la sua salvezza.
Così questo luogo di devozione mariana diventa anche un segno di come la Chiesa si sforzi, giorno per giorno, di fare di tutti noi un corpo solo, nella preghiera, nei sentimenti, nei propositi, nello sviluppo ordinato e unanime del nostro essere insieme, e un simbolo dell’amore con cui il Signore, per mezzo della sua Santissima Madre, ha voluto avvicinarsi a noi come uno di noi, fino a confondersi con la grande folla della nostra umanità (cfr Omelia nella Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, 15 agosto 1977).
Stringiamoci, allora, stasera, a Gesù e a Maria, al Figlio e alla Madre, per essere, uniti, non solo sul lago, ma in tutte le notti del mondo, un riflesso rasserenante della presenza di Dio, e un’eco irresistibile del suo amore che invita ad amare.