Udienza ai partecipanti al IV Incontro Sinodale «Fratelli tutti»
📍 Palazzo Apostolico, Città del Vaticano
In mattinata, nel Palazzo Apostolico, Papa Leone XIV riceve in udienza privata presidenti, segretari generali e alti rappresentanti di centrali sindacali, camere datoriali, organismi multilaterali e reti ecclesiali di tutto il continente americano, riuniti a Roma per il IV Incontro Sinodale «Fratelli tutti: dialogo socio-ambientale Nord-Sud», svoltosi dal 10 al 12 settembre 2026 presso la Casa Generalizia dei Fratelli delle Scuole Cristiane (La Salle). È la prima volta che questo processo di dialogo intersettoriale, avviato nel 2022 sulla scia dell'Enciclica «Fratelli tutti», giunge a un incontro ad alto livello con il Pontefice in Vaticano. Vi partecipano oltre quaranta organizzazioni — tra cui la Confederazione Sindacale Internazionale (CSI), la CSA, l'AFL-CIO statunitense, il Canadian Labour Congress, la SEIU, il Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra e la UTEP, insieme a organizzazioni datoriali come l'OIE e la Camera di Commercio degli Stati Uniti e a organismi come l'OIL, l'OSA e la BID — per presentare al Papa le conclusioni di un cammino che vuole mettere al centro dell'agenda internazionale la dignità umana, il lavoro e la cura della casa comune. Tra i temi affrontati nelle giornate romane: intelligenza artificiale e dignità della persona, formazione socio-ambientale, organizzazione comunitaria, i giovani, la transizione energetica e la tutela dei territori. La conferenza stampa di presentazione si è tenuta l'11 settembre nella Sala Stampa della Santa Sede con i Cardinali Jaime Spengler e Leonardo Steiner, Liz Shuler dell'AFL-CIO e Mons. Daniel Flores.
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Papa Leone XIV saluta i partecipanti all'incontro «Fratelli tutti: dialogo socio-ambientale Nord-Sud», promosso dalla Pontificia Commissione per l'America Latina con Celam e Usccb
Discorso ai partecipanti all'incontro «Fratelli tutti: dialogo socio-ambientale Nord-Sud» (tradotto)
Le res novae del nostro tempo mettono in moto un vero movimento di «riflessione e azione», che deve «essere guidato con lungimiranza: da istituzioni capaci di regolare senza soffocare, e di proteggere senza sostituirsi; da imprese che riconoscono il lavoro e la dignità come misure del successo...»
Le res novae del nostro tempo mettono in moto un vero movimento di «riflessione e azione», che deve «essere guidato con lungimiranza: da istituzioni capaci di regolare senza soffocare, e di proteggere senza sostituirsi; da imprese che riconoscono il lavoro e la dignità come misure del successo; da organizzazioni intermedie e comunità educative che ricostruiscono fiducia e relazioni; e da cittadini che coltivano responsabilità, moderazione, discernimento e senso della verità».
«Non abbiate paura» è un'esortazione che i miei predecessori hanno ripetuto nei momenti decisivi della vita della Chiesa. Vorrei farla mia anche oggi, poiché «non dobbiamo lasciarci intimidire dalle tensioni o dalle differenze, perché possono diventare forze creative quando sono guidate da una responsabilità condivisa».
La Dottrina Sociale della Chiesa offre un aiuto prezioso in questo senso. Molte delle organizzazioni qui presenti la conoscono, la studiano e contribuiscono a diffonderla. Essa «non è un manuale di principi e norme da applicare, ma un processo di discernimento condiviso». I suoi principi non sostituiscono le decisioni che dovete prendere; offrono piuttosto criteri per giudicare se tali decisioni rispettano davvero la dignità umana e servono il bene comune.
Per questo motivo, il valore di eventuali punti di consenso raggiunti non si misurerà soltanto dal numero di persone che li sottoscrivono. Saranno riconosciuti dagli interessi che riescono a proteggere e, in particolare, dall'impatto che hanno sulla vita di coloro che hanno meno potere per difendersi.
I principi della giustizia sociale offrono qui un criterio decisivo. Un ordine sociale, economico e politico può dirsi davvero umano quando permette a tutti — «in particolare ai più deboli — di vivere una vita veramente dignitosa, senza lasciare indietro nessuno».
Alla fine di Magnifica Humanitas ho riflettuto sulla figura del profeta Neemia. Di fronte a una Gerusalemme in rovina, ascoltò la sofferenza del suo popolo, la portò davanti a Dio, discernì ciò che andava fatto, cercò le risorse necessarie e organizzò un progetto che poteva essere realizzato solo con la partecipazione di molte persone.
Vorrei proporvi la stessa immagine per il lavoro che state svolgendo. Anche nel nostro tempo, grandi edifici sono crollati ovunque il progresso abbia cessato di servire la persona, dove il lavoro perde la sua dignità, dove intere comunità vengono scartate o dove la tecnologia finisce per approfondire le divisioni che dovrebbe invece aiutarci a superare.
Come Neemia, siete chiamati a «entrare nei cantieri della storia — laboratori di ricerca, imprese tecnologiche, scuole, media, istituzioni, comunità locali — per ricostruire ciò che è crollato e proteggere ciò che è minacciato». Vi invito inoltre a lasciarvi interpellare dai segni dei tempi e ad accogliere i contributi delle scienze, delle culture e delle esperienze umane per discernere possibili vie da percorrere.
Il negoziato fa parte di questo lavoro ed è parte di una «politica migliore» capace di cercare il bene comune al di sopra degli interessi particolari. Vi incoraggio pertanto a coltivare una sana «cultura del negoziato», capace di aprire strade là dove le differenze sembrano chiudere ogni possibilità di incontro. In questo modo potrete contribuire anche alla diplomazia della pace di cui il nostro mondo ha bisogno.
Neemia non ricostruì Gerusalemme da solo. Chiamò il suo popolo, e ciascuno lavorò sul tratto di cui era responsabile. Spetta ora a voi riconoscere quale parte di questo lavoro condiviso vi è stata affidata. Che il progresso del nostro tempo non lasci dietro di sé nuove rovine, e che tutto ciò che costruiamo sia davvero una casa e un rifugio per tutti, a cominciare da chi ha più bisogno.