Oggi — Udienza ai Comuni del Centro Italia colpiti dal sisma · Pellegrinaggio di Villanova e Notre Dame · Tema della Giornata Missionaria 2027
🤝 Udienza
Udienza ai delegati dei Comuni delle zone terremotate del Centro Italia
📍 Palazzo Apostolico, Sala Clementina
In mattinata Leone XIV ha ricevuto nella Sala Clementina i delegati dei Comuni colpiti dieci anni fa dalla sequenza sismica del 2016 nel Centro Italia. Nel discorso, partendo dal libro di Neemia (citato nell'enciclica Magnifica humanitas), il Papa ha indicato un duplice approccio alla ricostruzione: quello comunitario e sinodale e quello di una visione profetica capace di «scorgere in una rovina il progetto di una casa e di una città». Ricordando Santa Rita, San Nicola da Tolentino, San Benedetto e San Francesco, ha chiesto «risposte tangibili e urgenti» perché la ricostruzione materiale avvenga «nel minor tempo possibile, in sicurezza e in modo trasparente», e con il profeta Aggeo ha invitato a ripartire dal centro: da Dio, dalle persone, dal bene comune, dalle relazioni.
Discorso ai delegati dei Comuni delle zone terremotate del Centro Italia
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi.
Eccellenze, fratelli e sorelle, buongiorno a tutti. Benvenuti!
Sono passati dieci anni dalla tragica sequenza di terremoti che ha colpito le vostre zone. Si è trattato di eventi che hanno provocato centinaia di vittime, ingenti distruzioni e profondo dolore in intere comun
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi.
Eccellenze, fratelli e sorelle, buongiorno a tutti. Benvenuti!
Sono passati dieci anni dalla tragica sequenza di terremoti che ha colpito le vostre zone. Si è trattato di eventi che hanno provocato centinaia di vittime, ingenti distruzioni e profondo dolore in intere comunità, che ancora oggi ne portano le ferite.
Davanti a questa realtà vorrei anzitutto mettermi con voi in ascolto della Parola di Dio, a partire da un testo che gioca un ruolo importante nell’Enciclica Magnifica humanitas (cfr n. 8). Si tratta del libro di Neemia, che racconta del ritorno del popolo in una Gerusalemme ancora in rovina dopo la devastazione compiuta dai Babilonesi. Neemia ci insegna un duplice approccio. Anzitutto quello comunitario: la città, infatti, rinasce non per l’operato di una singola persona, ma attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo. Neemia, inoltre, ci suggerisce che per ricostruire occorre avere una visione. In casi così drammatici, non è sufficiente nutrire buone intenzioni o affidarsi a un disordinato volontarismo. Per ricostruire è necessario acquisire occhi capaci di scorgere in una rovina il progetto di una casa e di una città. È il dono di uno sguardo profetico che sappia cogliere oltre le macerie qualcosa che nessuno ancora vede, uno sguardo che sappia discernere, dentro il male presente, il bene che è possibile e doveroso realizzare.
Vi incoraggio quindi a riprendere il cammino con questa duplice prospettiva: da una parte l’approccio sinodale per costruire insieme; dall’altra la visione profetica, che a partire dall’esigenza presente sa guardare avanti e cogliere quale sia il bene comune da perseguire fattivamente.
È così che hanno agito i santi. La vostra terra è stata benedetta dalla presenza di donne e uomini di Dio, che hanno saputo vivere queste due dimensioni e volgere storicamente il male in bene. Penso ad esempio a Santa Rita da Cascia o a San Nicola da Tolentino, che con la preghiera e l’annuncio del Vangelo hanno portato pace in famiglie e comunità devastate da odio e violenza. Mosso dalla stessa lungimiranza, già San Benedetto aveva saputo riformare e ricostruire la Chiesa e la società attraverso la preghiera e il lavoro, gettando le fondamenta di quella che sarebbe diventata l’Europa di oggi. Infine, ad ottocento anni dal suo Transito, ricordiamo San Francesco d’Assisi. Davanti al crocifisso egli sentì la voce del Signore che gli diceva: “Va’ e ripara la mia casa, che, come vedi, è tutta in rovina” (Vita seconda di Tommaso da Celano: FF 593). Si mise allora a restaurare materialmente diverse chiesette nella zona, comprendendo successivamente che la “casa” di cui parlava il Signore era la Chiesa stessa, attraversata in quel periodo da una profonda crisi spirituale.
L’esempio dei santi ci ricorda che la speranza, perché non rimanga un semplice auspicio, ha bisogno anzitutto di risposte tangibili e urgenti. Per questo motivo, a dieci anni dal sisma, occorre impegnare ogni energia affinché la ricostruzione materiale avvenga nel minor tempo possibile, in sicurezza e in modo trasparente. Inoltre la speranza, per essere duratura, richiede prospettiva: deve individuare punti di riferimento che orientino il cammino.
A questo riguardo, vorrei indicarvi l’esempio di un’altra figura biblica coinvolta nella ricostruzione di Gerusalemme: il profeta Aggeo. Vissuto poco prima del governatore Neemia, anche lui invitava il popolo alla ricostruzione. Come Neemia, si rivolge alle autorità religiose e civili e al popolo della città, perché tutti si sentano responsabili della comune rinascita. Il suo messaggio, però, è molto specifico: Aggeo invita il popolo, preoccupato delle proprie case e dei bisogni individuali, a non dimenticare quel centro che rappresentava il cuore della Città santa, cioè il tempio. Non si può ricominciare, infatti, senza prima ricostruire ciò che dà senso e fondamento a una comunità. Altrimenti tutto rimane disunito e si sfalda. Si tratta dunque di ripartire dal centro, di ripartire da Dio, dalle persone, dal bene comune, dalle relazioni. Allora la nostra speranza sarà fondata sulla roccia. Grazie.
Carissimi, vi incoraggio a quest’opera di ricostruzione con le parole dello stesso profeta Aggeo: «Coraggio, popolo tutto del paese, dice il Signore, e al lavoro, perché io sono con voi!» (Ag 2,4).
Vi ringrazio della vostra visita e, invocando l’intercessione di Maria Santissima e dei vostri Santi Patroni, benedico di cuore tutti voi e le vostre comunità.
Nell'Aula Paolo VI il Papa ha incontrato circa 7 mila tra studenti, docenti, personale ed ex alunni della Villanova University — dove si è laureato in matematica — e della University of Notre Dame, a Roma anche per la partita di basket universitario (NCAA) tra le due squadre in programma il 1° novembre. Nel discorso, pronunciato in inglese, Leone XIV ha parlato dello sport come strumento di cooperazione e condivisione «in un tempo caratterizzato dalla distanza che la tecnologia può creare», ricordando che gli avversari «non sono certo nemici». Alla vigilia di Tutti i Santi ha richiamato l'esempio di Pier Giorgio Frassati: «nessuno nasce campione, così come nessuno nasce santo». Al termine ha firmato un pallone da basket e salutato atleti e dirigenti.
🎥 Video
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Udienza a Villanova University e University of Notre Dame — diretta integrale (Vatican News)
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Il Papa: in un'epoca segnata dalla distanza, lo sport unisce le persone (Vatican News EN)
Discorso al pellegrinaggio della Villanova University e della University of Notre Dame
Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. La pace sia con voi.
Cari amici,
sono lieto di accogliere tutti voi in Vaticano come parte del vostro pellegrinaggio a Roma. In modo particolare saluto Padre Peter Donohue, Rettore della Villanova University, e Padre Robert Dowd, Rettore della University of Notre Dame, insieme agli studenti
Nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo. La pace sia con voi.
Cari amici,
sono lieto di accogliere tutti voi in Vaticano come parte del vostro pellegrinaggio a Roma. In modo particolare saluto Padre Peter Donohue, Rettore della Villanova University, e Padre Robert Dowd, Rettore della University of Notre Dame, insieme agli studenti, ai docenti, al personale, agli ex allievi e ai sostenitori di queste due istituzioni accademiche qui presenti.
Sono tante le attività previste durante la vostra visita, tra cui, ovviamente, gli incontri di pallacanestro che avranno luogo domani tra le squadre delle vostre università. A tale riguardo, dato l’entusiasmo e l’ampio interesse che circondano questi incontri, possiamo constatare il potenziale dello sport di svolgere un ruolo di grande impatto sia sulla vita di una comunità accademica sia sulla società più in generale.
Nel corso dei secoli, diversi autori cristiani, tra cui alcuni miei predecessori, hanno notato i molti effetti lodevoli che nascono dalla partecipazione ad attività sportive. A tale riguardo, in anni più recenti, specialmente attraverso la voce dei Papi, la Chiesa cattolica ha proposto «una visione dello sport centrata sulla dignità della persona umana, sul suo sviluppo integrale, sull’educazione e sulla relazione con gli altri, evidenziandone il valore universale quale strumento di promozione di valori come la fraternità, la solidarietà e la pace» (Lettera La vita in abbondanza, 6 febbraio 2026).
Come molti di noi hanno sperimentato, agendo come mezzo concreto per riunire le persone, lo sport può insegnare i valori della cooperazione e della reciproca condivisione. Ciò è sempre più necessario in un tempo caratterizzato dalla distanza che la tecnologia può creare (cfr. Omelia nella Solennità della Santissima Trinità, Giubileo dello Sport, 15 giugno 2025). Di fatto, «lo sport, quando ben vissuto, è medicina per il corpo e per lo spirito» (Saluto ai Membri della Federazione Italiana Nuoto, 25 giugno 2026).
Durante gli eventi sportivi è naturale voler tifare, spesso con grande passione, per la propria squadra. È importante ricordare che in qualsiasi competizione i membri di due squadre, anche se tra loro c’è rivalità agonistica, di certo non sono nemici (cfr. Lettera La vita in abbondanza). Mi auguro, pertanto, che malgrado la natura competitiva della pallacanestro dei college, per i giocatori e i tifosi delle due squadre vi siano delle opportunità per imparare a conoscersi durante la vostra permanenza qui a Roma.
Provvidenzialmente, la vostra visita si sta svolgendo alla vigilia della Solennità in cui la Chiesa universale onora “in un’unica festa i meriti […] di tutti i Santi” (Messale Romano, Colletta per la Solennità di Tutti i Santi). Nella giornata di Ognissanti ricordiamo che Dio chiama tutti a essere santi. Di fatto, san Pietro sottolinea che, poiché il Signore stesso è santo, anche noi dobbiamo essere santi in tutta la nostra condotta (cfr. 1 Pt 1, 15). Siamo pertanto invitati ad assicurare che ogni aspetto della nostra vita, anche la nostra attività sportiva, ci aiuti ad amare Dio e il nostro prossimo. Per molti santi, compreso Pier Giorgio Frassati, uno dei santi patroni degli atleti, lo sport era una componente importante della loro vita. La sua vita, come quella di molti uomini e donne santi, ci ricorda che nessuno nasce campione, proprio come nessuno nasce santo. Invece, la santità richiede un allenamento quotidiano nell’amore (cfr. Omelia nella Solennità della Santissima Trinità, Giubileo dello Sport).
A tale riguardo, i cristiani sono chiamati a partecipare alla corsa della vita con l’obiettivo di vincere un’imperitura corona di gloria (cfr. 1 Cor 9, 24-25). Prego affinché le attività previste nel vostro pellegrinaggio, in particolare le vostre visite alle tombe degli Apostoli, che diedero la propria vita in difesa della fede, servano a ricordare che il nostro vero obiettivo, al di là di uscire vittoriosi da qualche evento, è quello di vincere il premio della vita eterna.
Miei cari amici, con queste riflessioni vi ringrazio ancora una volta per la vostra presenza e affido tutti voi all’intercessione della Beata Vergine Maria, di sant’Agostino, di san Tommaso da Villanova e del beato Basil Moreau. A voi e ai membri delle vostre comunità universitarie imparto volentieri la mia Benedizione Apostolica. Grazie.
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L'Osservatore Romano, Edizione Quotidiana, Anno CLXVI n. 249, sabato 31 ottobre 2026, p. 2.
Il Dicastero per l'Evangelizzazione ha reso noto il tema scelto da Papa Leone XIV per la 101ª Giornata Missionaria Mondiale, che si celebrerà domenica 24 ottobre 2027: «L'amore di Cristo ci invia» (cfr 2 Cor 5,14). Il comunicato richiama il Messaggio del Papa per la Giornata 2026: «se l'unità è la condizione della missione, l'amore ne è la sostanza».
Il Papa ha ricevuto anche il cardinale Kevin Joseph Farrell, mons. Filippo Iannone, l'arcivescovo di Campo Grande Dimas Lara Barbosa e l'arcivescovo di Philadelphia Nelson Jesus Perez.