Papa Leone XIV riceve in udienza i rappresentanti dell'Associazione Dipendenti Laici Vaticani (ADLV) e dell'Associazione Donne in Vaticano (D.Va). Il Pontefice sottolinea l'importanza del dialogo come «via maestra» per affrontare le sfide del mondo del lavoro, in particolare quelle legate agli sviluppi dell'intelligenza artificiale, e ribadisce che il lavoro «non è un semplice strumento, ma esprime e accresce la dignità della nostra vita». Afferma inoltre che «la presenza delle donne costituisce una ricchezza che va riconosciuta e valorizzata sempre più», grazie alla loro «competenza, capacità di discernimento, creatività e concretezza», e invita a costruire «una comunità di lavoro dove le persone non vengano usate e scavalcate».
Discorso alla Delegazione dell'Associazione Dipendenti Laici Vaticani e dell'Associazione Donne in Vaticano
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi. Cari fratelli e sorelle, sono lieto di accogliervi, vi ringrazio per la vostra visita e, ancora di più, per la dedizione e lo spirito di servizio con cui svolgete il vostro lavoro quotidiano in diversi organismi della Sede Apostolica, collaborando, in questo modo, al ministero pastorale del Papa.
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. La pace sia con voi.
Cari fratelli e sorelle,
sono lieto di accogliervi, vi ringrazio per la vostra visita e, ancora di più, per la dedizione e lo spirito di servizio con cui svolgete il vostro lavoro quotidiano in diversi organismi della Sede Apostolica, collaborando, in questo modo, al ministero pastorale del Papa.
Dinanzi alle sfide odierne poste al mondo del lavoro, in particolare dagli sviluppi dell'intelligenza artificiale, è più che mai decisivo tenere desta l'attenzione sulla centralità insostituibile della persona umana e sulla dignità inalienabile del lavoro; esso, infatti, «non è un semplice strumento, ma esprime e accresce la dignità della nostra vita».
Mediante il lavoro «contribuiamo al progresso della società e alla costruzione del bene comune, mettiamo a frutto le capacità ricevute, miglioriamo e abbelliamo il mondo, sosteniamo le nostre famiglie».
Cari amici e care amiche, voi appartenete a due Associazioni differenti, ma che hanno in comune l'ambiente di lavoro, cioè il Vaticano. I miei Predecessori, nei loro insegnamenti dedicati alla natura del lavoro nella Sede Apostolica, hanno posto al centro due concetti di fondamentale valore: quello di comunità e quello di unità, che stanno molto a cuore anche a me.
In effetti, tutti coloro che, a vario titolo e con diversi compiti, sono chiamati a collaborare con il proprio lavoro al ministero del Papa costituiscono una comunità ecclesiale, partecipe, in spirito di fede e di unità, dell'unica e universale missione che il Signore Gesù ha affidato all'apostolo Pietro e ai suoi successori.
Con pari dignità, tutti contribuiscono, ciascuno nel proprio ruolo e con il proprio impegno lavorativo, alla medesima missione, manifestando tale consapevolezza e responsabilità anzitutto «nella scrupolosa fedeltà a tutti i compiti e doveri assegnati, come pure nello zelo, nella laboriosità e nella professionalità che debbono distinguere chiunque partecipa alle attività della medesima Sede Apostolica».
San Giovanni Paolo II ha riconosciuto che «per promuovere tale spirito […] potranno svolgere un compito valido di collaborazione Associazioni di prestatori d'opera, come l'Associazione Dipendenti Laici Vaticani», precisando che «non risponde alla dottrina sociale della Chiesa lo slittamento di questo tipo di organizzazioni sul terreno della conflittualità o della lotta».
La via del dialogo, dunque, rimane la strada maestra sulla quale anche io vi esorto a camminare sempre, con fiducia e creatività, nella comune ricerca di soluzioni adeguate ai problemi che insieme dobbiamo affrontare e nell'edificazione quotidiana della nostra comunità di lavoro.
Rilanciare il dialogo, a tutti i livelli, è infatti ciò che, nella mia prima Enciclica, ho voluto proporre alla Chiesa intera e a tutte le donne e gli uomini di buona volontà, quale «parte integrante della vocazione della Chiesa», «strumento principale della convivenza tra le persone» e «via ordinaria per affrontare i conflitti». In particolare, l'Associazione Dipendenti Laici Vaticani viene definita, nel vigente "Quadro normativo" che la riguarda, «una struttura di dialogo dei suoi associati con l'Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica».
Da parte sua, l'Associazione Donne in Vaticano può contribuire a far crescere nei nostri ambienti lo stile di collaborazione, di ascolto reciproco, di attenzione alle situazioni di difficoltà. La presenza delle donne costituisce una ricchezza che va riconosciuta e valorizzata sempre più. Esse apportano, oltre a una particolare sensibilità verso le persone e le relazioni, anche l'insieme dei talenti umani, professionali e intellettuali propri dell'esperienza e del pensiero femminile. La loro competenza, capacità di discernimento, creatività e concretezza incrementano la vita delle istituzioni e contribuiscono ad acquisire uno sguardo più ampio sulla realtà e sui problemi che si incontrano.
Percorrendo insieme questo cammino, ci impegneremo a costruire sempre di più una comunità di lavoro dove le persone non vengano usate e scavalcate, dove ci si aiuti a vicenda, si riconosca a ciascuno il proprio valore e la propria competenza, evitando di generare insoddisfazioni e rancori.
Con questi sentimenti di apprezzamento e di fiducia benedico di cuore voi, i vostri cari e il vostro lavoro. Grazie.